Una squadra, mille emozioni.

Se c’è una cosa che ho imparato da questa esperienza nella HVCT, è l’amicizia tra persone diverse tra loro che condividono sì, uno sport in comune, ma anche esperienze di vita: famiglia, dolori, rimpianti, successi e tutto quello che vi viene in mente. Proprio tutto. 

Intendiamoci: l’amicizia profonda, intima, di quelle che ti portano a non dormire di notte perché qualcuno a cui tieni se la sta passando peggio di te è un’altra cosa e ti va bene se riesci a trovarla nel corso della tua esistenza. Piuttosto, parlo di quel buon senso comune che ci porta ad avere atteggiamenti e comportamenti positivi, benevoli e talvolta salvifici nei confronti di qualcuno che appartiene al “branco”. Ecco, sto parlando di un’amicizia nata da un sano modo di vivere emozioni comuni: la bici. 

Sempre lei!

Non è facile ritrovare in un gruppo così eterogeneo dei valori che ci uniscono in modo così labile, eppure così sincero ed onesto. Non è facile coltivarli, credetemi, perché nella realtà delle cose prevalgono la presunzione, la superbia, l’individualismo, l’opportunismo. Del resto, lasciamo perdere le polemiche! Siamo umani, dobbiamo prenderne atto e sulla questione non c’è tanto da girarci intorno, ma posso affermare senza ombra di dubbio che noi della HVCT siamo la prova vivente di qualcosa di davvero speciale. 

Prima di qualsiasi altra considerazione, un’associazione è fatta di persone. Se quelle persone operano (ognuno a modo suo, con i suoi ritmi e le sue capacità) per un bene comune o per quello di un singolo, tutti quei piccoli gesti, apparentemente banali, danno vita ad un’entità viva e capace di reagire alle situazioni che nascono e si evolvono di volta in volta. Il risultato è quello di ritrovarsi quasi per caso insieme a persone (con abitudini e stili di vita talvolta lontani anni luce da noi) con cui uscire a scaricare la tensione, parlare dei nostri problemi e scambiarci un punto di vista diverso, cambiare aria o, più semplicemente, avere una visione diversa delle cose che ci riguardano. Ci tiene uniti una passione e in quella rifugiamo, a modo nostro. 

Bella storia. 

Le due ruote sono l’espressione di uno sport che unisce tutti, perché raggiunge ogni angolo del pianeta e porta con sé un immenso bagaglio di fantastiche esperienze di vita. Che si tratti di un velodromo al chiuso, di un crinale di montagna da salire e scendere a manetta saltando a due metri da terra, di una serpentina asfaltata che s’inerpica per qualche collina, o di un itinerario di migliaia di chilometri da percorrere durante le ferie, giovani e anziani battezzano insieme la solidarietà e l’amicizia con la condivisione di grandi sacrifici personali e intimi momenti di pura soddisfazione. 

Per alcuni di noi ogni uscita in bici è una sfida, un peso da superare talvolta senza troppo entusiasmo, ma alla fine una sola cosa conta: stare bene “dentro”; perciò rinnoviamo questo obiettivo facendoci forza tutti insieme, a modo nostro. Abbiamo in comune la ricerca di qualcosa di personale da coltivare e custodire con gelosia, passione e determinazione. Abbiamo la volontà di continuare ad esserci gli uni per gli altri, di rinnovare fatiche e sacrifici per condividere emozioni e raccontarle. Ogni settimana, davanti ad una birra dannatamente alcolica o ad una tisana biologica. 

Ancora, bella storia. 

Chi vi scrive ha l’abitudine di uscire da solo, pedalando per chilometri su pietre e radici di sentieri di montagna. Dovrei essere l’ultima persona al mondo in grado di descrivere l’amicizia e la solidarietà che si forma all’interno di un’associazione. Eppure sono stato accolto e accettato da persone che in comune con me e tra di loro hanno solo due ruote. 

Chi, meglio di me, potrebbe quindi descrivervi con convinzione la sensazione di appartenenza ad un gruppo di persone con le quali si esce di rado e solo in occasioni speciali? 

In questo gruppo ho trovato persone, non numeri. Ho trovato più di quello che mi sarei aspettato, perché con alcuni si resta amici. Forse non si toglieranno mai il sonno per me (non lo chiederei nemmeno, del resto!), ma a modo loro mi hanno aiutato a superare momenti difficili. Chi più, chi meno, ma se l’intenzione è ciò che conta davvero, allora posso dire di essere orgoglioso di aver conosciuto le PERSONE della High Voltage Cycling Team. 

Uno dei nostri, una sera, ha semplicemente affermato: 

<<Quando esco in bici, penso che siamo tutti uguali. Non mi importa cosa facciano per vivere i tizi con cui pedalo. Usciamo per divertirci e nient’altro. Per me, sarà sempre così>>. 

Per noi, queste sono parole sacre. 

Parole che dovrebbero costituire il DNA di una qualsiasi società sportiva dilettantistica. 

Noi siamo la High Voltage Cycling Team. Se leggete questo articolo, condividetelo soltanto con chi la passione per lo sport e vuole raccontare belle storie tra amici che vivono di sincere emozioni. 

Tutti gli altri, non ci interessano.