Sport è vita!

Sono un ciclista appassionato di MTB perché amo la solitudine e la natura. A noi della MTB piace la compagnia, ma solo quando lo vogliamo, ammettiamolo. Siamo fatti così. I compagni di viaggio rappresentano solo la parte ludica dell’esperienza personale più profonda che ognuno di noi prova di fronte all’avventura di ogni singolo episodio. 

Ciò che conta per noi, insomma, è quel divertimento speciale, quella strana intima forma di contatto con noi stessi che percepiamo con tutti i nostri sensi nell’esatto istante in cui interagiamo con l’ambiente che ci circonda, in un luogo dove ci sentiamo soli, senza essere mai isolati. 

Per ricaricarci, abbiamo bisogno di sentirci soli a contatto con la natura. 

Tutto qui. 

Durante gli spostamenti in auto, che di solito vanno dalla mia abitazione all’imbocco di un qualsiasi sentiero di montagna, sia essa lontana a 50 Km o a due-tre ore di strada, ripeto mentalmente il percorso che dovrò affrontare. 

Spesso salgo in sella quando albeggia, stento a vedere il sole all’orizzonte perché la salita è lunga e dura e bisogna arrivare in cima per tempo. Combatto il freddo pungente con stoicismo, ma in realtà lo affronto senza troppa convinzione, talvolta battendo i denti. A spronarmi è il solo pensiero che in cima a quella altura, tra i sentieri selvaggi e i pianori verdeggianti che scoverò tra un bosco e l’altro lungo i sentieri del C.A.I., ci sarà il sole ad attendermi. 

Il silenzio. 

La pace.

HCVT-all-mountain-05

TOUR WEEKEND: Valtournanche - Cervinia - Cime Bianche

Giorni
Ore
Minuti
shutterstock_757460359

Salgo in sella con lentezza, chiudo gli occhi e respiro profondamente. 

Ecco, il mio giorno in paradiso comincia. 

Pedalo piano, molto lentamente. Mi scaldo, calcolo tempi e misuro energie che sento (e spero) di avere per affrontare ogni tratto di percorso. 

Parto. 

Mi stacco dalla realtà che mi circonda ed entro nel mio mondo, quello in cui domina la natura incontaminata, selvaggia. Questo mondo è speciale, fatto di silenzi, di brezze che animano dolcemente i rami di larici e pini come bracci danzanti tra i tiepidi raggi di sole. Di colori. 

Spacco foglie e rami secchi sotto le ruote; faccio rotolare sassi; ascolto il respiro affannoso durante la fatica di una salita che non termina mai, talvolta con la bici in spalla. Rallento, ma proseguo. Non esagero mai. Le nostre non sono prove di performance, ma di carattere che bisogna affrontare con gamba e testa. Occorre tirare fino a sera e c’è ancora tanto da ammirare, sentire, odorare, toccare. Mi diverte, vivere così. 

Calma, forza e pazienza. Riprendo il ritmo della respirazione, ricomincio a pedalare con più forza e torno al mio passo di sempre. La mente si chiude davanti ai problemi quotidiani, si apre alla pace della solitudine nella natura. 

Ad un certo punto dell’avventura, qualcosa in me cambia: la fatica mi richiama ai limiti fisici che ogni tanto dimentico di avere. Mi devo ricordare di mangiare ad ogni ora, altrimenti non riuscirei a stare in piedi nemmeno alla prossima. Dopo un paio d’ore di fiato corto, è d’obbligo un ristoro. Il primo. 

Mandorle, fichi secchi o datteri, cioccolato fondente, oppure barrette. Quel che passa il convento, insomma. La banana, nel mio caso, è sempre nello zaino, oltre all’equipaggiamento di emergenza e a qualche attrezzo, uno zaino idrico, mele e panini. Mai senza zaino! Nemmeno in allenamento!

Il bello di arrivare in cima, da qualche parte (un promontorio sul mare, un rifugio di montagna, un prato a lato di un crocevia di sentieri), ci pone nella condizione di liberare la mente e di godere di quel prezioso momento, chiudendo in una botola sensoriale i problemi di tutti i giorni. Credo che capiti anche a quelli della bici da strada, quando arrivano ad un punto in cui la soddisfazione personale supera di gran lunga la fatica fisica. 

Per noi della Mountain Bike i giri migliori, i più belli e indimenticabili, sono quelli fatti di emozioni personali, di silenzi, di sorrisi nascosti e smorfie di dolore su salite improbabili, dove si arranca anche con le mani, se necessario. Momenti di contemplazione, dove riusciamo a fare pace con noi stessi e arriviamo a desiderare di tornare dove c’è qualcuno che ci aspetta. In fondo, c’è sempre qualcuno che ci aspetta. Siamo fortunati. 

Siamo grati di vivere emozioni così semplici, allo stesso tempo così necessarie per sopravvivere alla quotidianità, alla routine, ai dispiaceri quotidiani che insidiano la nostra “pace esistenziale”. 

Se qualche lettore appassionato di sport e natura riconosce di provare una qualche emozione in queste poche righe scritte, è il benvenuto tra noi. 

Noi pedaliamo per il piacere di farlo. Pedaliamo per condividere serenità e bellezze della natura. Pedaliamo perché ne abbiamo bisogno, consapevoli che questa nostra piccola, personale, miracolosa cura che si chiama sport, è come una perla preziosa che bisogna lasciare ai più giovani, poiché rappresentano il nostro futuro. 

Celebriamo lo sport, celebriamo la natura. Questa è vita!