Sentieri d’inverno

L’uscita nel periodo invernale costituisce un’incognita che soltanto gli indomabili appassionati delle due ruote conoscono, perché il pericolo si insidia ad ogni metro. La sottile lastra ghiacciata affiora di pochi millimetri dalle fessure dell’asfalto, formando una superficie liscia e scivolosa. Invisibile, qualche volta fatale. Allo stesso modo, il terreno freddo e le foglie che ricoprono completamente i sentieri boschivi, serbano sorprese a dir poco catastrofiche per chi pedala in MTB.

Per limitare i danni di cadute per scivolamento, montiamo copertoni da downhill a mescola molto morbida, per avere più grip anche durante le escursioni sui tratti pianeggianti. La pressione dell’aria è ridotta al minimo, circa 1,7 Bar per sezioni da 2,65 pollici. Praticamente, è come uscire con dei gommoni sotto gli ammortizzatori. Nonostante questo, però, la sensibilità con il terreno resta sufficiente per garantirci dei tempi di reazione in grado di farci divertire senza perdere il contatto con il terreno. Ma se da una parte le coperture ampie a bassa pressione, con mescole molto morbide, limitano lo scivolamento sui terreni fangosi ghiacciati, dall’altra non possono nulla se sotto il fogliame si nascondono rami secchi o piccoli pezzi di tronchi lacerati dal vento.

Ci è capitato un incidente piuttosto increscioso durante un allenamento qualche giorno fa, percorrendo uno dei tanti sentieri nei boschi che durante il periodo più caldo affrontiamo a velocità sostenuta e quasi ad occhi chiusi. Nonostante la buona conoscenza dei sentieri più esasperati della Brianza, preferiamo uscite sicure e controllate quando il freddo pungente prende il sopravvento.

Quel giorno, la giornata era piuttosto fredda. Dopo alcuni saliscendi sui Colli Briantei, ci rilassiamo pedalando lungo i sentieri dei boschi all’interno del Parco di Monza. Il parco è un’eccellente palestra per chi vuole mantenere la forma correndo a piedi, praticando lo ski-roll o pattinando, oppure inoltrarsi nel sentieri tracciati lungo il fiume Lambro, come facciamo di solito. Il parco è sicuro per donne e famiglie, si incontrano molte persone e in caso di incidenti c’è quasi sempre qualcuno che ti soccorre. A metà percorso aumentiamo il passo e spingiamo sui pedali. Ci alziamo in piedi e lasciamo lavorare gli avambracci come se fossero ammortizzatori, mentre zigzaghiamo nei boschi. Il fondo è sconnesso, coperto da una coltre di foglie che impediscono di vedere cosa c’è sotto. Qualche giorno prima, delle violente sferzate di vento avevano fatto cadere molti rami, intralciando persino i percorsi asfaltati all’interno del parco. I sentieri ne erano pieni. In qualche tratto, c’era qualche pianta sradicata e si doveva oltrepassare l’ostacolo con la bici a mano.

Improvvisamente, la ruota posteriore schiaccia qualcosa, che scatta come una leva. Un ramo, lungo circa 20 centimetri e dal diametro di 4, circa, si era alzato al passaggio della nostra ruota, per poi infilarsi tra la catena e il forcellino del deragliatore. Fortunatamente la pedalata a fine corsa non ha sforzato troppo sui pedali, ma purtroppo l’andatura ha permesso al ramo di fare un bel danno: il forcellino del deragliatore posteriore si era piegato su sé stesso, all’interno, provocando una caduta spettacolare, fortunatamente senza conseguenze. La bici si era bloccata improvvisamente, cadendo dopo qualche metro. Il forcellino aveva preso la forma di una “U”. Tutto per un ramo nascosto sotto le foglie.

Chi esce in Mountain Bike si porta più peso e più attrezzatura perché conosce i rischi che si corrono sul percorso. Per questo, anche noi eravamo ben equipaggiati. Pinza a becco conico, pinza a becco piatto e voilà: il forcellino aveva ripreso la sua forma originaria, seppur con qualche evidente malformazione nella struttura. I pignoni interni, invece, erano malmessi a causa della violenza con cui il tronco era entrato in contatto. Oscillavano vistosamente sul perno, anche se erano trattenuti dalla gabbia della struttura. Una piccola aggiustatina, qualche spruzzata di lubrificante (perché ci portiamo anche quello) e siamo riusciti a tornare a casa senza intoppi. Nonostante l’esperienza e la conoscenza dei posti, i rami secchi e i piccoli tronchi d’albero possono causare un disastro. Attenzione a dove pedalate nei boschi durante il periodo freddo, perché un attimo di folle gioia si può trasformare in un incubo. Portatevi sempre l’attrezzatura necessarie per le piccole riparazioni ed evitate di prendere rischi inutili in velocità sui sentieri coperti da fogliame.

Per chi esce spesso in inverno

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