Passo Tremalzo

Se c’è un percorso duro e bello da ricordare per chi ama trascorrere una giornata in sella ad una all mountain, allora quello del Tremalzo è uno di questi. 

Il ricordo della fatica resta, ma è accompagnato da immagini di salite su montagne alpine e saliscendi in boschi che quasi ci si stanca di dover scendere. 

Il Tremalzo, in sé non è particolarmente rilevante per un ciclista di MTB, poiché il percorso per arrivarci si estende per una ventina di chilometri tutta su asfalto, con una pendenza di circa 1000 metri. Ciononostante, la tranquillità del percorso, la poesia del paesaggio e la costanza con cui si sviluppa questo tratto, è davvero incantevole e vale la pena di prenderla in considerazione almeno una volta nella vita. Ma questo è solo un tratto del percorso che vi descriveremo. 

Partiamo da Riva del Garda e dopo una corroborante colazione risaliamo il sentiero chiamato della “Ponale”, bellissimo e famosissimo per le sue gallerie scavate direttamente nella roccia nuda e per gli scorci a strapiombo sul lago di Garda. Non mancano le avvertenze di pericolo, in questo caso. Il tracciato è sassoso, ma percorribile con pendenze che variano dal 10 al 16%. Dopo mezz’ora di salita, si giunge ad un bivio che procede a sinistra verso Pregasina e a destra verso la Valle di Ledro. Prendiamo a destra e continuiamo su asfalto per qualche chilometro, su una strada che serpeggia lungo uno strapiombo di rocca e vegetazione. Dopo qualche pedalata in silenzio, contemplando la natura selvaggia e faticando a scacciare il freddo umido, attraversiamo un tratto di strada provinciale che unisce la valle di Ledro con il lago di Garda. Dopo neanche un chilometro, ci infiliamo in un percorso per MTB che ci porterà dritti al lago di Ledro. Questo percorso è in parte asfaltato o cementato, passa nel cuore di paesini di poche case e s’inerpica lungo un torrente che offre angoli suggestivi. Non mancano le prese d’acqua per chi si è dimenticato di rifornirsi alla partenza o chi non dispone di uno zaino idrico. Le salite sullo sterrato sono piacevoli, un po’ meno gli strappi su cemento. Per quelli poco allenati, l’alternativa è quella di scendere e spingere per qualche centinaio di metri la bici. In estate, dopo qualche giretto, non dovrebbe essere difficile mantenersi in sella per arrivare fino alla prima tappa: il lago di Ledro. 

Approfittiamo per alimentarci e idratarci prima di percorrere metà perimetro del lago, che offre bellezza e quiete in ogni momento. Seguiamo le indicazioni per il percorso in bici e attraversiamo in un generoso saliscendi dei boschi a ridosso di spiagge di sassi bianchi e dall’acqua che passa dal colore verde al turchese, con sfumature di cobalto. Il Tremalzo è ancora lontano, ma ci avviciniamo grazie ad una strada per bici molto curata che taglia la provinciale e s’immette direttamente in quella che porterà al passo. Ci indica un percorso di 20 chilometri con un dislivello di 1000 metri, ma quando giungiamo all’innesto della salita per il passo ci accorgiamo di aver pedalato per quasi 5 chilometri e fatto appena 40 metri di salita! Sarà dura! 

Cominciamo a prenderla con filosofia… Per chi pedala su una all mountain, i tratti da fare su asfalto sono particolarmente duri e indigesti, ma notiamo, metro dopo metro, che il prezzo da pagare per arrivare alla parte più alta del nostro percorso non è poi così dannosa: pochissime auto (ad agosto ne abbiamo contate 5 o 6 in tutta la salita, ed è lunga!) e, in compenso, qualche motociclista in più, con la sana voglia di andare a prendere fresco su strade serpeggianti e tornanti lisci come tavoli da biliardo. 

Ci avvolge la pineta e sarà così fino alla fine. Uno spettacolo. Pedalare in ombra, in silenzio, in piena Estate, verso un passo: davvero godibile. 

Facciamo qualche pausa, anche perché le nostre gomme sono piuttosto larghe e sgonfie, ma arranchiamo fino al rifugio, dove incontriamo altri ciclisti (bdc e MTB). La vista è uno spettacolo perché da una parte incrociamo il lago di Garda fino alla parte più meridionale, dall’altra posiamo lo sguardo oltre la catena alpina per finire da qualche parte in Svizzera, dove si scorgono vette innevate. Per fortuna nostra, il tempo è stupendo e non c’è nemmeno una nuvola. Nonostante la quota appena rimarchevole (circa 1700 metri), il panorama è davvero suggestivo. 

Dopo una meritata pausa pranzo, dove non manca la pasta di rito e qualche foto ricordo, abbandoniamo l’asfalto per prendere un sentiero sassoso che porta a più di 1900 metri verso una galleria scavata ai tempi della Prima Guerra Mondiale: questo è il Monte Tremalzo. 

Appena passata la galleria, si scende su una strada sassosa senza protezioni che si arrocca su tratti di roccia bianca ripidissimi coperti da vegetazione alpina. Da lontano scorgiamo il lago di Garda, di nuovo. 

Occorre fare molta attenzione a tenere frenata la bici e e non lasciarsi prendere dalla frenesia, perché se si sbaglia curva si cade nel vuoto. Scendendo, incrociamo turisti tedeschi e austriaci che pedalano con ogni sorta di bici e li incoraggiamo a non mollare. Sono fantastici! 

Arriviamo alla Bocca di Val Marza e ci riposiamo per la discesa, prendendo fiato. Proseguiamo quindi per Passo Gatom e siamo già scesi a 1600 metri, ma il tempo impiegato per arrivarci è piuttosto lungo a causa dei tornanti pericolosi, ripidi e pieni di angoli in cui fermarsi a guardare il panorama. Non potevamo farne a meno. 

Il sentiero si addolcisce e dalle pietraie bianche si passa a quelle sassose compatte, con terra battuta. A tratti si percorrono sentieri boschivi, ma fino a questo momento sempre in discesa. Molliamo i freni e cominciamo a saltellare un po’ di più, fino al Monte Nota (1350). Serpeggiamo ancora un po’ in discesa e facciamo tappa al Rifugio Alpini per un’altra sosta. A questo punto siamo arrivati a metà pomeriggio ed abbiamo ancora parecchia strada da fare. 

Da qui inizia un saliscendi in boschi, piuttosto impegnativo, fatto di rampe ripidissime e discese velocissime ma controllate. Ci porteremo fino a Rocca dei Fortini (1243), dove ci aspetta il bivio per Punta Larici o per il ritorno verso la valle di Ledro. 

Le famiglie a Riva del Garda ci stavano aspettando e non potevamo ritardare troppo il nostro arrivo, così abbiamo deciso di percorrere il tratto velocissimo tra i boschi che ci avrebbe riportato sulla strada del Ponale attraverso un tratto nuovo. In quei sentieri, abbiamo davvero apprezzato le discese veloci e quelle molto tecniche. In alcuni punti ci sembrava di volare, mentre in altri era come se maneggiassimo una moto da trial in discesa, in equilibrio e con il baricentro così basso da toccare la ruota posteriore con il fondoschiena, nonostante le geometrie delle nostre enduro. Fantastico. 

L’arrivo alle 17:30 a Riva del Garda è stato praticamente un traguardo. Ricordiamo di quel giorno, la pace di una strada asfaltata molto piacevole, il suggestivo panorama mozzafiato offerto da quelle vie di comunicazione impervie, seppur molto battute da ciclisti stranieri, la fatica delle discese tecniche. 

Da rifare, possibilmente con tappa a Punta Larici.