Gran fondo Brescia 2018

Una Domenica di quelle che non si vedevano da parecchio tempo: tempo perfetto, umidità bassa, aria frizzante e tanta gente sorridente, con la voglia di mettersi alla prova su un tracciato che ha saputo dare l’occasione a tutti di divertirsi. Tanto.

La partenza è a Brescia. Gli iscritti sono poco più di un migliaio. Appena arrivati, confermiamo la partecipazione e ritiriamo il pacco gara, quindi percorriamo qualche chilometro su sterrato per riscaldarci, ma io so che ho bisogno di molto di più di qualche chilometro in piano per essere performante. Non mi preoccupo, so come sono fatto e devo solo fare ciò che mi sento al momento giusto. In fondo, la MTB deve essere innanzitutto un gran bel divertimento!

Già alle 8 del mattino la città si popola di sportivi, famiglie che si apprestano ai primi giretti in bici con i bimbi, a quelli che corrono per i record. C’è di tutto. Una bella sensazione.

Negli stand dei team gli atleti armeggiano sulle bici in preparazione per la gara: pressione gomme e ammortizzatori, tensione catena, cambio. Tutto in perfetto stato, in ordine e pronto per l’avventura.

Alla griglia di partenza vengono posizionate le varie categorie suddivise per età, sesso e tempi in classifica. Noi del Team partecipiamo come atleti agonisti, ma in questa prima prova dell’anno di MTB siamo qui principalmente per testare alcuni materiali offerti dai nostri sponsor.

 

 

Il percorso è, nel suo complesso, un bel saliscendi, dove all’inizio si attacca su una salita asfaltata che subito distacca i semiprofessionisti dal resto. Lo spazio a disposizione per superarsi è limitato a causa della strada di montagna ristretta, ma dopo qualche chilometro il lungo serpentone che arranca verso la prima cima comincia ad assottigliarsi. In queste manifestazioni c’è il gusto di mettersi in gioco, di misurarsi con gli altri e di dare sempre qualcosa in più, si sa.

Qualcuno dei nostri parte già “a cannone”, mentre qualcun altro, come chi sta scrivendo, adotta un passo molto lento e si ritrova letteralmente ultimo rispetto a tutti i partecipanti della manifestazione. L’assistente della Croce Rossa, che chiudeva la coda di gara, ad un certo punto mi sorride e mi rivolge qualche parola di incoraggiamento. Contraccambio il sorriso, non solo perché è stata carina con me, ma perché so come sono fatto, dove posso arrivare e cosa sono in grado di fare in quei 40 chilometri in montagna. Niente panico. Continuo a concentrarmi sul fiato e sulle gambe, metro dopo metro. Faccio il mio passo e penso che è bello esserci.

Percorriamo i primi 5 chilometri in condizioni di arrampicata e già cominciano a vedersi i primi partecipanti che arrancano. Qualcuno si ferma, qualcun altro viene addirittura assistito. L’infermiera gentile che nei primi tratti della salita mi ha fatto compagnia, mi supera e mi lascia solo per una chiamata, ma quando raggiungo l’ambulanza mi rendo conto che sono caldo abbastanza per cambiare pignone e spingere un po’ di più. Non molto, ma abbastanza per prendere il ritmo giusto.

Il primo tratto sterrato, sempre in salita molto ripida, mi mette nella condizione ideale di sganciare la pressione degli ammortizzatori della mia bici in posizione intermedia e finalmente sento che adesso si trova nel suo ambiente naturale: radici, sassi, terra e prati. Sorrido e mi guardo attorno: un fantastico posto, una fantastica giornata, vivo in pace e sto facendo una bellissima pedalata nella natura. Al diavolo, sono caldo come dico io! Cambio un altro pignone e spingo ancora più forte. Sui saliscendi comincio a fluttuare, pompo la mia Jeffsy e godo ad ogni salto mentre affronto la prima discesa in piena velocità.

Arrivo al primo punto di ristoro, dove qualche collega mi aspetta per pedalare insieme. Fino a quel momento lui e gli altri sono stai più bravi di me. Dopo le prime impressioni sui prodotti da testare, ci concentriamo sul tratto più ripido e faticoso del tracciato. Una salita bestiale, dove molti strappi si fanno a piedi. È dannatamente ripida, sassosa e irregolare, ti costringe a scattare in avanti per superare pietre e gradoni e non molla mai. La forcella si incuzza, quindi devi scattare ancora e poi ancora per superare ogni dannatissimo sasso e inoltre non vedi più la fine. Attorno a te, solo bosco e silenzio. Senti il tuo respiro affannoso e cerchi di controllarti per non cedere. Il sudore gronda sul canotto della bici. Sei esausto, ma desideri arrivare alla fine. Fantastico.

Dal momento in cui sono partito, per ultimo, mi sono reso conto che l’esperienza di molti chilometri pedalati sui sentieri del CAI mi è servita per dosare forza e fatica nei lunghi percorsi, con tratti cosiddetti “strappapolpacci”. Così comincio a superare qualche gruppetto in salita e il mio passo lento, ma costante, mi concede qualche chilometro di distacco da quelli che in precedenza avevo superato.

Le discese per me non sono state un problema: recuperavo il tempo perduto galleggiando letteralmente sui sassi, saltando giù per i gradoni di pietra e scodando in derapata quando nemmeno il blocco della ruota completamente serrata dalle ganasce mi permetteva di rallentare. Molti li ho superati in discesa, letteralmente non li vedevo nemmeno, mentre se la facevano a piedi. In alcuni momenti non potevo superare gli avversari davanti a me perché non c’era spazio di sicurezza sufficiente per evitare piante o pietre appuntite.

Al secondo ristoro mi accorgo di essere in gara. Non ho bisogno di fermarmi, sono caldo e ben idratato. Ho cominciato piano, ma sto aumentando il ritmo ad ogni pedalata. Non mi sarebbe importato molto del risultato di questa Gran Fondo, ma mi stavo divertendo come un matto e inoltre recuperavo parecchie posizioni.

Io e i miei compagni percorriamo qualche tratto assieme, poi le salite cominciano a diventare molto più insidiose. La mia bici si trova in perfetta armonia con questi ambienti, mentre su asfalto si comporta letteralmente come un carrello del supermercato pieno di spesa, che si muove in salita su un acciottolato. Una vera sfida, dove posso recuperare molto solo in discese tecniche e saliscendi per boschi e percorsi scassati.

Al terzo ristoro controllo il telaio della bici mentre aspetto un collega, quindi percorriamo insieme qualche metro e ci scambiamo altre opinioni sui materiali testati, poi ognuno prende il suo passo per affrontare gli ultimi 10 km di gara.

In alcuni tratti la vista su Brescia era davvero suggestiva, non tanto per la città e la Pianura Padana vista dall’alto, ma per lo scenario che l’ambiente circostante offriva. I passaggi tra alcuni borghi e le vie strette dei vecchi casolari avevano il sapore dell’avventura di quando ero ragazzino ed esploravo i paesi di campagna.

Le persone ci guardavano e ci incitavano a non mollare, a dare di più, tutti sorridevano e si godevano il momento. Belle emozioni.

Riprendo la salita con un rapporto pesante, ma sono costante; volo nelle discese, dove mi accorgo che sto ridendo come un bambino. Arrivo al traguardo soddisfatto e aspetto il resto del team per condividere con loro il momento. Il bello di tutta questa esperienza, come sempre, è lo stare insieme. La gara, in fondo, è solo qualcosa di personale e ognuno la affronta come vuole. Da noi non conta solo il tempo a cronometro, ma la voglia di condividere belle avventure. Grazie Sponsor!