Dal passo dello Stelvio a Cancano, partendo da Bormio

Emozioni forti in un contesto naturale mozzafiato, incontaminato. Questo è il riassunto di una giornata di ciclo alpinismo cominciata con una salita al Passo dello Stelvio in occasione della Mapei Re Stelvio 2018, una manifestazione che ha visto quasi 4.000 iscritti alla partenza e che non manca mai di stupire ed emozionare.

Per i dettagli della manifestazione rimandiamo all’articolo riportato nella sezione della bdc. Per quello che riguarda la MTB, invece, l’avventura comincia subito dopo aver rabboccato lo zaino idrico di acqua e sali e lasciato il Passo dello Stelvio per tornare qualche chilometro più a valle, all’altezza del passo Umbrail. Da qui entriamo in Svizzera attraverso un sentiero sterrato ben tenuto che serpeggia in costa e si inerpica fino alla Bocchetta di Forcola, di nuovo a 2.760 metri. 

L’ultimo tratto è da percorrere con la bici in spalla su tornanti a zig-zag, impossibile da raggiungere in sella a causa della forte pendenza e del fondo sdrucciolevole. Una volta raggiunta la vetta della Bocchetta, la vista sui due versanti sarà davvero impagabile. Inoltre, per darvi un’idea della distanza raggiunta e che separa quel luogo ameno dalla civiltà circostante, vi occorreranno 2h 30 di cammino per tornare al Passo dello Stelvio, mentre se si sceglierà di tornare a Bormio proseguendo sull’altro versante, occorreranno 6 ore.

Il fondo di questi sentieri di alta montagna è sassoso e sconnesso e c’è ancora neve (in luglio); la temperatura scende drasticamente se una nuvola s’intromette tra noi e il sole. L’escursione termica è notevole, quindi bisogna equipaggiarsi con indumenti invernali, ad alto potere termico, utilissimi quando siete stanchi e rischiate l’ipotermia.

Dopo una pausa di ristoro, contemplando le vette in lontananza e facendo riposare le gambe per la faticosa salita, sgonfiamo le gomme e regoliamo gli ammortizzatori per una discesa tecnica. Occorrerà limitare la progressione dell’avantreno per evitare che la forcella si blocchi dentro qualche solco formato dalle pietre. Dopo qualche prova di “galleggiamento”, siamo pronti per ripartire.

Cominciamo a scendere lungo un falsopiano sul versante sinistro della valle. Il tracciato si protrae per qualche chilometro che però si mantiene in quota, tagliando a metà una montagna ghiaiosa e a tratti ghiacciata. Occorre fare molta attenzione, perché in alcuni punti il percorso è poco visibile a causa di frequenti cadute di sassi che intralciano il percorso, tra l’altro ben segnato. L’ultimo pezzo di questo trail finisce in una discesa marcata, ma poi riprende all’ultimo tratto in forte salita, sempre tra ghiaioni e tratti ancora innevati. La ruota posteriore slitterà senza riuscire a fare presa, quindi scenderete di nuovo a spingere per riprendere ancora più quota rispetto a quella della Bocchetta di Forcola. Giunti alla Bocchetta di Pedenoletto (2872 mt), ritrovate la magnifica vista che, da una parte, si riversa sulla Valtellina. Il vento incessante può infastidire i più sensibili, quindi è d’obbligo un capo caldo e asciutto che sostituisca la biancheria intima umida. Altro ristoro e felpe invernali per ricaricarsi ed affrontare un lungo tratto tecnico e sassoso in forte discesa, che si concluderà alle dighe di Cancano.

Il sentiero è molto pedalabile e divertente in quota, non mancheranno molti incontri ravvicinati con una miriade di marmotte e falchetti. In seguito, però, il percorso diventerà difficile e sarà sempre più accidentato, man mano che si scende. Consigliamo di mantenere le progressioni degli ammortizzatori al minimo, così avrete il massimo dell’aderenza sul terreno. La vostra ruota, soprattutto quella anteriore, “copierà” il tracciato e limiterà i rischi di catapultarsi. Occorre avere sangue freddo e misurare con attenzione le traiettorie, soprattutto nei tornanti stretti e ripidi, perché il sentiero è lastricato da piccole e aguzze pietraie libere. Se si dovesse cadere accidentalmente verso valle, si dovrebbe strisciare senza rotolare, poiché non sarà possibile fermarsi fino a quando non si arriverà a valle. Attenzione quindi a non fare bravate: respirate, godetevi il panorama e, se non ve la sentite, scendete con la bici alla mano.

Il silenzio della natura incontaminata è la carica giusta che vi rimane dentro per qualche giorno, quando tornerete alla realtà; basterà per scacciare in fretta i problemi e tornare ancora una volta con il pensiero a quei luoghi senza tempo che, di tanto in tanto, si ha la fortuna di toccare con le ruote e respirare a pieni polmoni. Una giornata cominciata alle 09:30 e terminata alle 18 circa, sempre a Bormio. Un’avventura da ripetere, purché in compagnia e con una giornata stabile.

Nonostante la pericolosità del sentiero, benché battuto da escursionisti e pertanto sempre frequentato in caso di incidenti di percorso, basterà prendersela comoda, fermandosi più frequentemente. I freni, in questo primo tratto di discesa, non vengono sollecitati perché si procede molto piano. Per certi versi, ci è sembrato di scendere con una moto da trial, tanto eravamo lenti e concentrati a curvare sui tornanti stretti e a picco verso valle. Una volta giunti al fondo del tratto pericoloso (l’inizio del tratto più godibile lo vedrete anche dall’alto), il sentiero diventa sempre più largo e la pendenza si riduce, offrendo quindi lo spunto per lanciare la bici a manetta e saltare come cavallette in corsa fino alle dighe di Cancano. Settate le sospensioni con il massimo della progressione e vi divertirete un mondo. Tenete sempre sotto controllo la velocità, perché si parla sempre di terreno ghiaioso.

Giunti in prossimità delle dighe, il paesaggio si trasforma: sentieri più dolci, alberi ovunque, aria più mite. Qui si hanno due possibilità per tornare a Bormio, ma la più sensata e veloce, dopo una giornata così piena e faticosa, è senz’altro quella di raggiungere la prima diga senza tagliare per il bosco, dove si dovrebbe poi riprendere un ricongiungimento in salita e perdere almeno un’ora pedalando piuttosto forte. La discesa è tecnica, ma soddisfa, pertanto in quel giorno ci è bastata l’esperienza appena vissuta. Non abbiamo ritenuto opportuno ritardare il nostro ritorno a Bormio, dove le famiglie aspettavano.

Giunti  alle dighe di Cancano, ci fermiamo ancora per un breve ristoro e prendiamo la direzione per le Torri di Fraele. Si rimetteranno nello zaino gli indumenti invernali, perché il caldo comincerà a farsi sentire di nuovo.

Dopo i primi tornanti, noterete un sentiero sterrato ma carrabile, che taglia a metà la strada asfaltata e continua in discesa per altri tornanti. È bene non sottovalutare il fondo di quelle scorciatoie, in apparenza molto divertenti e prive di pericolo, poiché i freni non vi basteranno a fermare la vostra bici. Fate dunque attenzione a dove (e come) voltate ed anticipate le sterzate, perché altrimenti vi ritrovate spiaccicati sulla strada. La ghiaia, come il ghiaccio, non perdona.